Freddo, caldo, acqua, vento, Raggi UV…?

Abbigliamento a Cipolla!

Come in tutte le attività che si svolgono outdoor, anche per fare vela va utilizzato abbigliamento appropriato. Il comfort è un aspetto importante che va curato con la dovuta accuratezza. E non solo in inverno. Infatti l’abbigliamento specifico va scelto con cura anche durante la bella stagione, quando il riverbero dei raggi solari amplificati dall’acqua, vento e schizzi richiedono in mare protezione adeguata dai raggi UV. Senza considerare che la temperatura può variare repentinamente se il vento inizia a soffiare ed il cielo si copre. Altra considerazione importante riguarda la temperatura dell’acqua, spesso scarsamente considerata. Specie all’inizio della primavera il gap termico fra le temperature di aria ed acqua può facilmente raggiungere 16-18 gradi centigradi. Questo fenomeno interessa In particolare i laghi, dove le temperature notturne, che restano rigide anche in primavera, possono impedire all’acqua di riscaldarsi con l’avanzare rapido della bella stagione. Anche il tipo di attività in programma condiziona l’abbigliamento. Ad esempio una tranquilla passeggiata, con poco vento e riserve esterne ridurrà drasticamente il rischio di scuffia. In tal caso la scelta migliore sarà quella di dotarsi di un equipaggiamento snello che prediliga la comodità. Al contrario per una uscita tecnica, riserve interne e vele spiegate per spingere la barca al limite, le probabilità di scuffiare aumentano. Ecco allora che l’outfit dovrà essere pensato per facilitare il recupero del giusto assetto e riprendere “al volo” la navigazione. Come fare dunque a fronteggiare le più svariate situazioni? Segui la nostra piccola guida per comporre con poca spesa, anche utilizzando indumenti facilmente reperibili in casa, un perfetto “guardaroba del velista”. Pochi acquisti mirati, con le caratteristiche giuste, per una vestizione ad ottimo “effetto cipolla”.

La regola aurea prescrive che l’equipaggiamento sia il più possibile versatile. Vediamo quindi come scegliere correttamente elementi combinabili ed indossare sempre, di volta in volta, il mix più adatto. Esploriamo le varie “zone”…

Testa

Cappello

Se c’è un accessorio veramente indispensabile nel guardaroba di ogni velista, questo è proprio il cappello. Può essere di diverso peso, materiale, modello. Ma per essere veramente adatto da portare in barca deve poter sempre restare ben incollato alla vostra testa, in ogni situazione. Sono quindi da preferire i cappelli con robusto elastico frontale oppure quelli regolabili con una cinghietta. I cappelli con visiera sono comodi nelle giornate soleggiate per difendersi dal riverbero, ma tendono a volare via con il vento, perciò vanno indossati con il laccetto ben serrato. La visiera non dev’essere mai eccessivamente sporgente oppure di tipo morbido, quindi con presa al vento minore. In inverno, se si vogliono riparare le orecchie e il collo, si può adoperare un cappellino di pile a sacchetto. E’ uno strano modello dotato di due coulisse di regolazione (una superiore ed una inferiore) e si infila con entrambe le coulisse allentate. Può assumere quindi la forma di un cilindro (per proteggere collo/orecchie) oppure di un cono, simile ad un cappello da sciatore. Altro capo utile è il cappuccio di neoprene pensato per le attività subacquee. Con pochi euro si può acquistarne uno, certamente di peso molto leggero (neoprene da 2-3 mm) e di taglia tale da poter essere utilizzato sopra il classico cappellino: con questa semplice soluzione ci si difende bene anche dal freddo più intenso e dalla pioggia.

Occhiali da sole

Gli occhiali da sole sono sempre necessari per difendere gli occhi dalla luce solare intensa. Per non perderli è assolutamente consigliabile dotarli dell’apposita fettuccia che si fissa alle asticelle e passa dietro al capo. In commercio si trovano fettucce di tutti i tipi, ma a noi servono quelle galleggianti. Riguardo il colore sono da preferire le tinte sgargianti che risaltino sull’acqua. Ciò ci assicurerà maggiore probabilità di recupero nel caso in cui gli occhiali finiscano fuoribordo.

Strati esterni

Gli strati esterni hanno la funzione importante di isolarci dagli agenti atmosferici e dalle intemperie. Da una loro corretta scelta ne deriva il livello di comfort in barca. Vediamo come ottenere la massima efficacia dall’effetto barriera che essi devono produrre.

La muta

Tra i capi esterni la muta occupa il ruolo di regina. Ve ne sono veramente di tantissimi tipi e non è facile a volte districarsi nella scelta. Tutte le mute adatte alla vela devono essere morbide per consentire movimenti ampi e comodi. Prima dell’acquisto è tassativo provarle, avendo cura di controllare che si possano distendere agevolmente le braccia e ci si possa piegare sulle ginocchia. È tuttavia importante che la muta abbia una buona aderenza per limitare il passaggio dell’acqua al suo interno, al fine di garantire una buona efficienza termica in acqua. Importanti i rinforzi nelle zone di maggiore sfregamento (come sulle ginocchia) e le cuciture ben fatte. Utili sulle mute pesanti le zone di tessuto a maglia fitta al titanio in corrispondenza delle spalle al fine di favorire l’agilità dei movimenti a bordo. A parte qualche rinforzo posizionato diversamente, si può anche scegliere una muta da surf. Dev’essere sempre un pezzo unico con cerniera, non costituita come quelle da sub in 2 pezzi separati. La qualità della muta dipende dalla mescola (che può contenere variabili percentuali di titanio come additivo), presenza di rinforzi nelle zone più soggette ad usura, rifiniture e cuciture. Per una muta di peso leggero non è indispensabile orientarsi verso prodotti top, perchè il suo spessore non è tale da creare problemi di intralcio particolare. Per le mute più pesanti, invece, un tessuto morbido di qualità dona al capo una vestibilità che fa la differenza. È anche buona norma indossare, sopra la muta, un vecchio pantaloncino o boxer da mare: esso fungerà da tessuto “sacrificale” proteggendo la muta dai ripetuti sfregamenti che, specie se avvengono sulle superfici antiskid di cui sono rivestite le panche di alcune derive, riducono drasticamente la vita del morbido neoprene della vostra muta.

Mute invernali e mezza stagione

Quando la temperatura dell’acqua (spesso sottovalutata) e/o dell’aria lo richiede, va indossata la muta in neoprene. Ciò accade sempre tranne che d’estate, quando la muta non è di solito necessaria. Ne esistono di diversa qualità e prezzo, variabili in funzione dello specifico range di utilizzo per cui sono prodotte. Se si evitano le più rigide giornate invernali, si può acquistare una sola muta. Essa avrà gamba e manica lunga, spessore differenziato 3/4 mm (4 in corrispondenza del torace). Se si pensa di sfruttare la barca anche in giorni freddi, o ci si trova in località dal clima più rigido, la scelta migliore è quella di acquistare due mute: quella invernale da 5 mm ed una da mezza stagione con gamba lunga e manica corta da 3 mm di spessore.

Mute stagne

Le mute stagne sono una categoria a parte, performance particolarmente elevate ed adatte a temperature estreme. Per il loro elevato livello di protezione vengono utilizzate anche per i bambini che praticano vela agonistica in pieno inverno. Sono virtualmente fragili ed il loro costo elevato ne giustifica l’acquisto solo per esigenze specifiche.

Mutine estive

C’è poi un grande assortimento di mutine, ovvero mute leggere a mezza coscia e maniche corte, che possono essere proficuamente utilizzate d’estate. Hanno costi bassi, spessore di neoprene di 2 mm, comode da indossare. Possono essere utilizzate sia sole che in combinazione con altri capi di strati esterni/interni.

Scarpette da deriva

Se ci sono capi che a bordo sono considerati dei must, essi sono scarpe e cappello. D’estate è sufficiente un vecchio paio di scarpe da ginnastica, ma per l’inverno è meglio dotarsi di calzari a stivaletto di neoprene. Diffusi sia i modelli da 5 mm con cerniera laterale (acque fredde) che mocassini più leggeri, secondo le proprie necessità. Il neoprene è un materiale abbastanza elastico, quindi la taglia non è vincolante come per una normale scarpa. Nella scelta è bene però considerare lo spessore delle calze termiche (ottime quelle da montagna) che si potrebbero abbinare Ci sono dei modelli specifici da vela, che si differenziano dagli altri perché hanno dei rinforzi sul collo del piede che migliorano la resistenza all’abrasione mentre si lavora alle cinghie.

Spray-Top

Anche lo spray-top è uno dei capi più importanti e più utilizzati. Si tratta di un giubbino senza cerniera che si infila dalla testa, con polsini e colletto a tenuta in neoprene, regolabili con velcro. Questo tipo di giubbino non è un normale k-way, perché protegge dal vento in maniera eccellente ed impedisce agli spruzzi d’acqua di penetrare, non può quindi mai mancare nel proprio equipaggiamento. Alcuni modelli dispongono di una tasca frontale a chiusura semi-stagna, molto comoda per riporre oggetti vari da avere a portata di mano. Lo spray-top migliora enormemente le proprietà termiche di una muta (specie se bagnata), con un peso molto contenuto.

Guanti

I guanti sono spesso utili ma non sempre necessari. Servono per due ragioni: per difendersi dal freddo e per evitare le abrasioni causate dalle scotte. Quelli per il freddo sono pesanti, in neoprene, con dita intere. I guanti anti-abrasione invece sono più leggeri e quasi sempre a mezze dita, per mantenere una migliore sensibilità.

Strati interni

Gli strati interni hanno importanti proprietà termiche e si usano sotto la muta e lo spray-top, anche a contatto diretto con la pelle. Vanno scelti in relazione alla temperatura e costituiscono una variabile importante, perché in rapporto al peso contribuiscono con un’efficienza termica superiore a quella degli strati esterni. La funzione principale è quella di garantire una temperatura corporea costante e limitare gli sbalzi termici in qualsiasi condizione, anche se bagnati. Anche la traspirabilità è un parametro che ha la sua importanza per questa categoria di capi.

Maglie

Si possono adoperare normali maglie intime di cotone, lana, seta o materiali sintetici. A maniche corte o lunghe, ma non canottiere, purché aderenti o in tessuti elasticizzati. Lo strato immediatamente seguente dev’essere di lycra o di altri materiali elastici tecnici perché rendono più semplice indossare la muta. Le maglie di lycra per la vela hanno un costo variabile che dipende dal peso. Le più leggere ed economiche, seppur valide, svolgono una funzione prevalentemente di scivolamento e sono poco isolanti (aspetto che andrà tenuto in considerazione nella scelta dello strato intimo sottostante). Le maglie di lycra più pesante hanno un maggiore effetto barriera, a fronte di uno spessore comunque modesto. Una buona combinazione può prevedere una classica maglia intima, anche di lana, con una maglia di lycra indossata sopra.

Intimo e pantaloni

Agli slip è bene preferire i boxer (consiglio valido anche per le donne) aderenti o elasticizzati, di peso superiore al solito quando fa più freddo. Sopra ai boxer si può indossare un fuseaux/pantacollant/collant (consiglio valido anche per i maschi). Il peso variererà in relazione alla temperatura. Come materiali sono validi sia la lycra che il nylon, a patto che quest’ultimo sia di peso elevato. Ottimi ad esempio i collant da 140 denari, economici e facilmente reperibili. Inutile aggiungere che anche i collant “dismessi” perché smagliati sono ottimi. Conoscete il vecchio trucco di saldare il tessuto nella zona del buco con una goccia di smalto trasparente, vero?

Calze

Le calze servono se fa freddo. Sia di lana che sintetiche a maglia fitta, in modo da non lasciare facilmente passare l’acqua. Ideali sono le calze tecniche da montagna in tessuto elastico o le calze antiscivolo da casa. Ottime anche le vecchie calze di lana, specie se “ingottate”, perché le maglie infeltrite sono più fitte. Se lo spessore lo consente si possono utilizzare anche due paia di calze oppure, se si usa un collant, è preferibile indossarlo dopo le calze.